giovedì 21 settembre 2017

Laura Betti - 1960 - Laura Betti con l’orchestra di Piero Umiliani (Vynil)



TRACKLIST

1 Cocco di mamma (L.Antonioni- F.Nebbia)
2 Piero (E.Patti- P.Umiliani)
3 Valzer della toppa (P.P.Pasolini- P.Umiliani)
4 Quella cosa in Lombardia (F.Fortini- F.Carpi)
5 Io son’una (F.Mauri- F.Nebbia)
6 Macrì Teresa detta Pazzia (P.P.Pasolini- P.Umiliani)
7 Venere tascabile (F.Mauri- F.Nebbia)
8  E invece no (G.Parise- G.Negri)
9 Seguendo la flotta (A.Arbasino- F.Carpi)
10 Solamente gli occhi (G.Negri- G.Negri)
11 Non so spiegarmelo (E.Patti- P.Umiliani)
12 Vera signora (F.Mauri- F.Carpi)
13. BONUS- Cristo al Mandrione (P.P. Pasolini - P.Piccioni)

Torino. Marzo 2006. L’attore statunitense Matt Dillon, grande appassionato di musica, entra in un noto negozio di dischi di Torino. Dopo circa un’ora ne esce fuori recando in mano un vecchio vinile. Gli piace talmente tanto che pochi giorni dopo lo porta con sé, tenendolo ancora in mano durante l’intervista che concede a Fabio Fazio per “Che tempo che fa”.
Beatles? Elvis? Dylan?
No.
“Laura Betti con l’orchestra di Piero Umiliani”, anno 1960.

La figura di Laura Betti si staglia ancora oggi con singolare nitidezza. Artista versatile, negli anni 50 comincia a calcare le scene teatrali come attrice e cantante, per poi dedicarsi al cinema. Sebbene abbia recitato in diversi film, per firme del calibro di Fellini (“La dolce vita”), Bellocchio (“Nel nome del padre” e “Sbatti il mostro in prima pagina”), Bertolucci (“Novecento”) ed altri ancora, la sua carriera cinematografica, nonché la sua vicenda umana sono fortemente marcate da Pier Paolo Pasolini, che la chiamava “la mia moglie non carnale”, e che dal ’63 in poi la volle in diversi film (“Edipo Re”, ”Teorema”, “Porcile”) e in altri tre episodi in film collettivi (indimenticabile la sua ingenua Desdemona nell’episodio “Che cosa sono le nuvole”). 


La collaborazione con Pasolini era nata ancor prima, quando, nel 1959, sulla scia di altre figure femminili che in quegli anni stavano lavorando su un’idea di canzone d’arte (Milly, la recentemente scomparsa Margot), la Betti e il regista Filippo Crivelli idearono un recital assai innovativo, chiedendo a scrittori e poeti suoi amici di scrivere per lei i testi di alcune canzoni. All’appello risposero grandi nomi del tempo, come Alberto Moravia, Mario Soldati, Goffredo Parise, Gino Negri, Franco Fortini, Ennio Flaiano, Giorgio Bassani, Alberto Arbasino, Camilla Cederna, Fabio Mauri, Ercole Patti, Dino Buzzati, oltre che, appunto, lo stesso Pasolini. Ne nacque uno spettacolo, “Giro a vuoto”, che esordì nel gennaio ’60 e che, dopo un’esibizione parigina, fu entusiasticamente recensito da André Breton, padre del Surrealismo (se volete saperne di più, QUI troverete un'interessantissima intervista a Laura Betti, con gustosi aneddoti anche relativamente a questo spettacolo). Nello stesso anno presso Scheiwiller venne anche pubblicato un libro con i testi, ma, sfortunatamente, lo spettacolo non ebbe poi una vita discografica autonoma. Ciò nonostante, Laura Betti nello stesso anno pubblica per la Jolly “Laura Betti con l’Orchestra di Piero Umiliani”, LP dove sono raccolte diverse canzoni originariamente pensate per “Giro a vuoto”, alcune delle quali in verità già uscite in un paio di EP (di cui uno è omonimo dell’album) di poco precedenti.


Il disco, ristampato nel ’69 per l’etichetta Stella (da questa edizione proviene il nostro rippaggio, e il retro della cover che vedete qua sopra) e mai riversato in CD, è una misconosciuta pietra miliare della canzone d’autore italiana ai suoi primordi. Se è vero che qua e là affiora forse un certo sentore di scrittoio, quell’intellettualismo che in qualche modo ridusse l’incidenza presso un pubblico più vasto anche dello stesso Cantacronache (che resta il modello principale), è vero anche che la Betti, con l’inconfondibile grana della sua voce e con la sua impostazione canora non convenzionale, riesce a dare corpo e anima a queste strane (per l’epoca) canzoni, e a renderle ancora oggi straordinariamente vivide. Sono brani che raccontano di puttane che dopo una forte bevuta si sentono rinascere in una nuova verginità (“Il Valzer della toppa” dello stesso Pasolini, poi diventato anche un cavallo di battaglia di Gabriella Ferri), o che rivendicano orgogliosamente la loro professione rifiutandosi di infamare il proprio protettore (“Macrì Teresa detta pazzia”, ancora per mano di P.P.P.). Sono canzoni modernissime, queste prime due, anche per l’uso neorealistico del romanesco, parallelo all’uso che lo stesso regista ne fece in “Accattone” e “Mamma Roma” e ancor prima nei romanzi "Ragazzi di vita " e "Una vita violenta".


Non meno anticonformista la ragazza dalla disinvolta vita sentimentale di “Piero” (scritta da Ercole Patti, autore anche di “Non so spiegarmelo”), o la donna che in “Quella cosa in Lombardia”, capolavoro assoluto scritto dal poeta Franco Fortini, invita spudoratamente il suo fidanzato ad andare a fare l’amore, e sia chiaro che non si parla di casti baci sulla guancia  (“dico proprio quella cosa che tu sai/ e che a te piace almeno quanto a me”). Ricordiamo che siamo nel 1960, e che a quell’epoca l’Italia ancora si turbava per Julia de Palma che cantava “Tua/ sulla bocca tua/ finalmente mia”. Per dire. Questo pezzo, musicato genialmente da Fiorenzo Carpi, fu poi ripreso da Enzo Jannacci nel suo primo album del ‘64 (cantato malino, per la verità, e ciò gli valse una successiva “stroncatura” dello stesso Fortini. C’è da dire che Jannacci fece mea culpa e rimediò alla grande nel live del 1989 con una superba interpretazione).

Lascio a voi il piacere di (ri)scoprire altre gemme di questo lavoro che si muove tra cabaret e satira sociale (d’altra parte all’epoca le due cose erano brechtianamente assai collegate), ma lasciatemi almeno segnalare l’iniziale “Cocco di mamma” che si fa beffe dell’archetipo sanremese per eccellenza, e la divertentissima “Seguendo la flotta” uscita dalla brillante penna di Alberto Arbasino (e musicata ancora da Carpi). Inoltre, ci sembrava giusto inserire come bonus track dell'album un'altra canzone pasoliniana della Betti, anch'essa legata a "Giro a vuoto". Parliamo di "Cristo al Mandrione", un pezzo musicato con insolita mano lirica da Piero Piccioni, uscito su album per la prima volta solo nel 1968 in un'incongrua miscellanea di artisti vari ("Aria di casa nostra") ed edita dalla DET su etichetta Tank.

 

Grande merito nella riuscita dell’album va riconosciuto alle orchestrazioni, ora beffarde, ora liriche, ora ellingtoniane, ora cinemascopiche del grande Piero Umiliani, che firma anche la musica di tre pezzi, tra cui la ricordata e pasoliniana “Macrì Teresa detta pazzia” (anche se Umberto Fiori, cantante e autore degli Stormy Six, anni dopo ne criticherà la veste musicale, accusandola,  con il suo incongruo e scintillante swing, di depotenziarne il testo).

LINK



BONUS TRACKS - Laura Betti - 1962 - Laura Betti 1 e 2 (doppio EP, Francia)


TRACKLIST

1 Je me jette (A.Moravia- J.Rougeul- G.Marinuzzi jr.)
2 La parade du suicide (P.P.Pasolini- J.Rougeul-G.Fusco)
3 Je hais Rome (M.Soldati- J.Rougeul- P.Umiliani)
4 La belle Léontine (G.Parise- J.Rougeul-G.F.Maselli)
5 Je sais vivre (F.Mauri- J.Rougeul- F.Nebbia)
6 Piero (E.Patti- J.Rougeul- P.Umiliani)
7 Maria le Tatouage (F.Mauri- J.Rougeul- F.Nebbia)
8  Une vrai dame (F.Mauri- J.Rougeul-F.Carpi)

Dicevamo che non tutte le canzoni dello spettacolo “Giro a vuoto” hanno trovato posto in questo lavoro, né lo troveranno in altri album: la Betti inciderà in seguito solamente due LP con brani tratti dall’opera di Kurt Weill (notevolmente arrangiati dal compositore Bruno Maderna) e qualche EP, per poi dedicarsi pressochè esclusivamente alla sua carriera d’attrice.

Ma c’è un ma.

Due anni dopo uscirono in Francia due EP in cui la stessa Betti cantava, in francese, tradotte da Jean Rougeul, non solo tre canzoni già apparse nel disco oggetto di questo post (in diversa versione), ma anche qualcuna di quelle presenti nel suddetto spettacolo, ma escluse dall’LP (per i testi di Mario Soldati, ancora Goffredo Parise e Alberto Moravia, a quanto pare restio a rassegnarsi al fatto che in una canzone è necessaria una metrica). Degna di nota è la presenza di un altro brano scritto da Pasolini, “La parade du suicide”, inciso poi in italiano da Anna Nogara (“La ballata del suicidio”), ma rimasto inedito per parecchi anni, recuperato solo nel 1989 nel CD “Tutto il mio folle amore” di Grazia De Marchi e poi in una miscellanea del ’95 (“Luna di giorno- Le canzoni di Pier Paolo Pasolini”), nella versione originaria della Nogara. Per questo motivo ci permettiamo, dopo fruttuosa battuta di pesca sul Tubo, di proporvi questi due EP come bonus track.

E’ davvero tutto. Buon ascolto.

LINK

Post by Andrea de "Gli Sprassolati"


martedì 19 settembre 2017

Giampiero Artegiani - 1989 - Dopo il ponte



TRACKLIST :

01 Madre Negra Aparecida
02 - A Paula Cooper
03 - Il colle degli eucalipti
04 - Addio Kabul
05 - Basta un attimo
06 - Samuel
07 - Pozzanghere di primavera
08 - Dopo il ponte
09 - La fioraia di San Lorenzo
10 - Eterno Padre


Disco di spessore questo che vi presentiamo (sempre dal prezioso "archivio Osel") dell'ex tatierista/chitarrista dei Semiramis, autori nel 1973 di un disco seminale del rock progressivo italiano ("Dedicato a Frazz"). Sebbene Giampiero Artegiani abbia avuto una lunghissima carriera (costellata di successi) come autore/produttore (potete approfondire sulla sempre preziosa wikipedia), la sua carriera solistica si limita ad una manciata di singoli e ad un paio di 33 giri. Quello che vi presentiamo in questa sede è il suo secondo ed ultimo del 1989, "Dopo il ponte". Quella che segue è una brevissima disamina dei brani che più mi hanno colpito, va però detto che tutte le canzoni sono non banali e di ottimo livello.

L'album si apre con la bellissima "Madre Negra Aparecida", dedicata alla Madonna Nera, o Morenita, adorata dagli Afrobrasiliani. Con "A Paula Cooper" Artegiani, testimone dei suoi tempi, dedica una struggente ballata ad uno dei casi di cronaca più eclatanti di quegli anni, che aprì una discussione mondiale sulla pena di morte: i più curiosi di voi potranno approfondire su wikipedia circa questi fatti. Degne di nota anche "Addio a Kabul", storia di un giovane soldato russo che ritorna a casa alla fine dell'occupazione in Afghanistan e "La fioraia di San Lorenzo", dedicato ad una giovane prostituta dell'omonimo quartiere di Roma. Bellissima e commovente, infine, "Eterno Padre", preghiera finale di quest'album, un toccante dialogo tra un peccatore e Dio.

 

Mi trovo quindi completamente d'accordo con il nostro amico Osel, che così descrive questo album: "questo cd , fuori catalogo da sempre, di G. Artegiani, già Semiramis, è un gran bel disco cantautorale che è passato nel più assoluto silenzio. Io continuo ad ascoltarlo con piacere...". Anche noi, da ora, caro Osel...

Giampiero Artegiani nei panni di Frazz ai tempi dei Semiramis


Post by Captain, music by Osel

lunedì 18 settembre 2017

Underground Life atto III - The Fox (1983) & Filosofia dell'Aria (1987) (vinyl)


Cari amici, eccoci giunti alla terza e penultima puntata della lunga maratona dedicata agli Underground Life. Prenderemo oggi in esame i primi due album ufficiali del gruppo, "The Fox" e "Filosofia Dell'Aria", pubblicati rispettivamente nel 1983 e 1987. Temevo di non riuscire a completare l'intera discografia, invece - grazie al provvidenziale aiuto dell'amico Andrea K de "Gli Sprassolati" (che ha rippato dal vinile "Filosofia Dell'Aria") - l'operazione può dirsi compiuta. Grazie Andrea per la preziosa collaborazione.

Underground Life - The Fox (1982)


TRACKLIST:

01. Le Vol
02. The Fox
03. Gropius Village
04. Adler Car
05. Away
06. La tempesta
07. Cathedral's Echo

Bonus tracks

08. Fuoco nella città di ghiaccio (45 giri, lato A, 1985)
09. Il mondo di Suzie W. (45 giri, lato B, 1985)


FORMAZIONE

Giancarlo Onorato - voce, synth, piano, chitarra
Gian Paolo Civita - basso
Lorenzo la Torre - batteria, synth, percussioni
Egidio Pastore - chitarra
Marco Mariani - sax
Roberto Tagliaferri - organo Hammond, synth, piano, strings
Roberto Barbini - synth, piano

front cover del singolo del 1985

"The Fox" è il debut album degli Underground Life, pubblicato nel 1983 dall'etichetta Suono Records. Prima di questa uscita a 33 giri gli UL si erano limitati a promuovere nel 1980 la cassetta "Fìori del male" e a pubblicare il 12" Cross" nel 1982 (materiale che troverete nelle prime due puntate). La prima cosa che colpisce ascoltando tutti i lavori del gruppo, che sono compresi in un arco temporale di 13 anni, dal 1980 al 1993, è la profonda differenza stilistica racchiusa in ognuno di essi, figlia dei mutamenti e degli avvicendamenti musicali avvenuti nel corso degli anni '80 - inizi '90. "The Fox" è un manifesto new wave , intriso di quell'electro-sound (da molti amato, da altri bistrattato) ispirato dai gruppi anglosassoni a loro contemporanei: Ultravox, Joy Division e Bauhaus in primis. Prova ne è che in questa prima formazione, dilatata a sette elementi, ben quattro di loro sono impegnati ai sintetizzatori e alle tastiere. I ritmi sono incalzanti, la chitarra elettrica e il sax rifiniscono con eleganza e discrezione le composizioni e la voce di Giancarlo Onorato. Tutti i testi sono cantati in inglese, eccezion fatta per La tempesta. Superlativa la lunga Cathedral's Echo, posta a chiusura del disco, che esalta la creatività compositiva di Onorato & Co. 

back cover del singolo del 1985 con i credits

Dopo la pubblicazione del disco per gli UL, che nel contempo iniziarono a tenere numerosi concerti con supporti multimediali in giro per l'Italia, giunse un discreto successo, grazie anche ad alcune apparizioni televisive sulla RAI, insieme ad altri esponenti del nuovo rock nazionale. Nel 1984 vennero invitati dalla neonata I.R.A. Records a prendere parte alla compilation "Catalogue Issue", insieme a band di tutto riguardo quali Litfiba, Diaframma e Moda. I due brani della compilation sono già stati postati nelle "puntate precedenti". Dovremo attendere fino al 1987 per vedere il nuovo lavoro in studio del gruppo. In questo lasso di tempo viene pubblicato nel 1985 un singolo, oggi piuttosto raro, contenente i due brani qui postati come bonus tracks. L'album "The Fox" , che non mi risulta essere stato oggetto di ristampa negli anni a seguire, è qui suddiviso in due file, uno per ogni facciata.


Underground Life - Filosofia Dell'Aria (1987)


TRACKLIST:

01. Uccidiamo il lavoro di massa
02. Belfagor
03. Lady Von S. Masoch
04. Il battito
05. L'iperbole notturna
06. Architettura sospesa
07. La rivolta degli infanti
08. Albe atomiche
09. In inverno


FORMAZIONE

Giancarlo Onorato - voce, chitarra elettrica, 12 corde, armonica a bocca, piano, synth, cori
Lorenzo La Torre - batteria, percussioni, cori
Enzo Onorato - basso elettrico, cori

Ospiti

Roberto Barbini - pianoforte, synth, organo, fisarmonica, cori
Marco Marini - chitarre elettriche
Vincenzo Zitello - viola solista
Michele Battel - violino solista e archi
Maurizio Signorino - sax
Marco Brioschi - tromba
Pino Vicari - cori e rumori
Nicoletta Onorato - voce in "Il battito"
Cinzia Canesi - voce in "Iperbole notturna"


Gli Underground Life si ripresentano sulle scene musicali italiane a distanza di quattro anni dal 33 giri di esordio con una formazione a trio (al basso Enzo Onorato subentra a Gian Paolo Civita) arricchita da numerosi ospiti. Rispetto a "The Fox" qui i ritmi e i suoni cambiano di gran lunga. Chitarra e basso sono i veri dominatori ed entrano in scena fiati e archi. E' un disco sicuramente maturo, molto elaborato musicalmente, nel quale gli UL prendono le distane dai modelli del passato per costruire un suono del tutto originale, mai ripetitivo. C'è anche spazio per una ballata dolce e delicata come Il battito. Ho trovato una buona recensione dell'album sul blog DeBaser, curata da Naif_90, che vi invito a leggere cliccando qui

Anche in questo caso il disco postato è suddiviso in due file, uno per ogni facciata. Un ennesimo ringraziamento va all'amico e collaboratore della Stratosfera  Andrea K che gentilmente ha messo a disposizione la sua copia del disco, peraltro "ben vissuto", per consentire il completamento dell'antologia. L'appuntamento è tra qualche settimana per il quarto e ultimo atto della lunga carrellata sugli Underground Life. Oltre ai due dischi ancora mancanti, "Gloria Mundis" e "Questo soave sabba", completerà il post il concerto radiofonico trasmesso da Radio Rai all'interno del programma  "Planet Rock" nel 1993. Per il momento è tutto. Vi lascio con il consueto Buon ascolto


Link The Fox
Link Filosofia Dell'Aria
 
Post by George - music by George & Andrea K (Arrivano gli Sprassolati!)

domenica 17 settembre 2017

Ciro Dammicco - The solo projects: Mittente (1973) & Gente (1981) - vinyl


Ciro Dammicco (forse qualcuno ricorda il suo pseudonimo Zagar) è una nostra vecchia conoscenza, in quanto, musicalmente, proveniente prima dai Bisonti, poi dai Flora, Fauna e Cemento - di cui era il tastierista nella prima formazione - infine dai Daniel Sentacruz Ensemble, quelli di Soleado. Conosciuto come compositore nel corso degli anni '70, nel decennio successivo si è dedicato con successo alle produzioni televisive e cinematografiche. Come solista -e qui veniamo al dunque- ha inciso due soli 33 giri, nel 1973 e 1981, oltre ad alcuni singoli risalenti al 1972 e pubblicati dalla Columbia. Si trattava di Vorrei poterti dir ti amo / Forse domani ritorno da te e Così era così sia (rimasto inedito su LP) / Autunno. Nel 1973 esce Un uomo nella vita / Dolce Jenny, due brani che, come i precedenti, sono tratti dal disco d'esordio, "Mittente". L'album ha avuto l'onore di essere citato (o per meglio dire, sfiorato) nel blog del maestro Augusto Croce Italian prog. E non è poco.

Solo project # 1: Mittente (1973)


TRACKLIST:

01. Tu mi eri scoppiata nel cuore    
02. Dolce Jenny    
03. Vorrei poterti dir ti amo   
04. Io so di un uomo    
05. Forse domani ritorno da te    
06. Per amore ricomincerei    
07. Gibilterra    
08. Le rose blu    
09. Il vecchio e il violino    
10. Autunno (strumentale)

Bonus track

11. Così era e così sia (lato A, 45 giri, 1972 - inedito su LP)


"Mittente", pubblicato nel 1973 in vinile dalla EMI, non e mai ristampato sul mercato italiano. Le uniche ristampe sono state realizzate nel 1989 (in Cd e vinile) per il mercato giapponese (etichetta Crime) e nel 1995, in vinile, per il solo mercato sudcoreano (!) (etichetta Si-Wan Records). Si tratta di un disco di canzoni, ben interpretate, molto dolci, con vaghi echi prog grazie a qualche buon inserto di tastiere, flauto e chitarre. Molto bello e delicato il brano strumentale conclusivo Autunno. Le rose blu alias Soleado, è un brano legato ad una storia curiosa. Vi rimando qui per scoprirla. 

I musicisti che accompagnano Ciro Dammicco non sono indicati. Sicuramente al suo fianco vi è l'amico Dario Baldan Bembo in veste di tastierista e di co-autore di quasi tutti i brani.






Solo project # 2: Gente (1981)


TRACKLIST:

01. Angelo e diavolo   3:43
02. Le bambole non hanno un'anima   3:45
03. Per chi   3:45
04. Gente   3:56
05. Vendo casa   3:30
06. Io e Lisa   4:43
07. Raggiungersi   3:54
08. Laura   3:51
09. Sembra facile   4:27


Otto anni dopo il disco d'esordio esce la seconda e ultima prova solista di Ciro Dammicco. Otto anni che segnano il tempo e risentono dei cambiamenti stilistici e dei mutati gusti di una larga parte del pubblico. Se dovessi definire questo disco con una sola parola dovrei usare un termine corrispondente ad una ben nota funzione corporale universalmente diffusa, per cui mi astengo. Un concentrato di banalità, di canzonette stucchevoli, di suoni che pervadono di noia dal primo all'ultimo solco. Confesso di averlo postato per solo dovere di "completismo", dal momento che l'album, pubblicato in vinile dalla Durium nel 1981, non è mai stato ristampato nel corso degli anni. Mi perdonino gli amici della Stratosfera. Qui non c'è più nulla che ricorda le atmosfere vellutate del primo disco. State tranquilli: Per chi non è la cover di Without You (magari lo fosse), così come Vendo casa non è la riedizione del brano dei Dik Dik. Anche in questo caso Dammicco ha pensato bene di propinarci due sue mortali composizioni. Ma il top lo raggiunge Laura: un testo che nemmeno i Cugini di campagna avrebbero mai osato proporre, condito da orrendi coretti femminili. Insomma, fate quel che volete. Non siete obbligati a scaricarlo e ad ascoltarlo. Naturalmente è anche possibile che qualcuno di voi, dal cuore più tenero del mio, riesca a stemperare questo caustico giudizio. Ma ho qualche dubbio al riguardo. 


Link Mittente
Link Gente

Post by George

venerdì 15 settembre 2017

Serie "Bootleg" n. 251 - Angelo Branduardi - 1996-1999 - In Europe


Live @ Theatre De Basthia 1996 :

01  - La luna
02 - Vanità Di Vanità
03 - Indiani
04 - Tenera Nemica
05 - Ce que sait le sherpa
06 - Sotto Il Tiglio
07 - Il Dono Del Cervo
08 - Il Signore Di Baux
 09 - Cogli La Prima Mela
 10 - Alla Fiera Dell'Est
11 - Giovanna D'Arco
12 - Fou De Love
13 - Un Angolo Del Cielo
14 - Le Dodici Lune
15 - La Donna Della Sera
16 - I Santi
17 - Il Violinista Di Dooney
18 -  La Demoiselle - La Pulce D'Acqua


Angelo Branduardi è uno tra gli artisti italiani più apprezzati all'estero. Merito di un talento indiscutibile, del suo essere così atemporale e, tuttavia, riconoscibile. Rinascimentale, medioevale, immerso in una cultura che spazia dai celti fino all'ebraismo. Sintesi di classico e moderno. Uno tra i pochi cantautori a curare l'aspetto prettamente musicale come asse portante del proprio discorso artistico.

Premessa dovuta visto che parliamo adesso di un paio di live che provengono proprio dall'Europa. Iniziamo dal Live del  1996 @ Basthia (Corsica), con Maurizio Fabrizio, sodale di molte avventure, Ellade Bandini, una garanzia alle percussioni e Claudio Guidetti, tastierista di talento ed esperienza.


I 18 brani che compongono il live sono una fedele foto del cammino di Angelo Branduardi. Si parte con "La luna", classico del repertorio onirico dell'artista. Poi un susseguirsi di classici alternati ai brani di più recente produzione estratti dal cd "Domenica e lunedì". Per chi scrive, sono da ascoltare con attenzione "Indiani" nella sua struggente introduzione strumentale e "Il violinista di Dooney" dove per magia di un tempo inesistente sembra che il poeta Yeats abbia fatto in versi una foto dello stesso Branduardi. Per i cultori del musicista  potrebbe essere un piacere riascoltare in lingua francese "Ce que sait le sherpa", ovvero "Domenica e lunedì". Non manca la trilogia dei classici composta da "Cogli la prima mela" - "Alla fiera dell'est" e "La pulce d'Acqua", che chiude il concerto in un tripudio meritatissimo di applausi.




Live in Belgium 1999 :

01 - Domenica e Lunedì
02 - Il dono del Cervo
 03 - Cogli la Prima Mela
04 - Confessioni di un Malandrino
05 - I Santi
06 - La vita quotidiana di uno spettro
07 - L'Ultimo Giorno Del Circo
08 - Il Signore Di Baux
09 - Confesso che ho vissuto
10 - La Pulce d'Acqua
11 - Ballo in Fa# Minore
12 - Fou De Love
13 - Il Giocatore Di Biliardo
14 - L'Uso Dell'Amore
15 - Domenica E Lunedì
16 - Cogli La Prima Mela

Brani 1/10: Live @ Antwerp, Belgium
Brani 11/16: Live Francfolies De Spa, Belgium


Passano 3 anni e Angelo Branduardi è in Belgio con una nuova formazione e nuovi arrangiamenti. Il cd raggruppa 2 serate diverse, tra Antwerp e Francfolies de Spa. Le corde della chitarra sono affidate ad un altro immenso musicista: Michele Ascolese. La parte ritmica è nelle mani del sempre ottimo Davide Ragazzoni. Il concerto di Antwerp vede anche la presenza di Christiana Toucas al bandoneon e di Mihaky Huzsar al contrabbasso e basso elettrico. In questi concerti è la versione di "Cogli la prima mela" a catturare l'attenzione. Una goduria interminabile tra flauto e chitarre. Poi alcuni estratti dall'allora recente "Il dito e la luna" nato dalla collaborazione con Giorgio Faletti: brani, se non erro, poco eseguiti dal vivo negli anni a seguire.

I due documenti sonori confermano, qualora ce ne fosse bisogno, la grandezza di Branduardi come musicista che dal vivo ha davvero una marcia in più. Questo post è dedicato agli amici della Locanda del Malandrino... con simpatia. AntonioLM



Link Basthia 1996
Link Belgium 1999

Post by Antonio LM with some Captain's touches

martedì 12 settembre 2017

Serie "Bootleg" n. 250 - New Trolls Atomic System live Rimini 1973

FIRST TIME ON THE WEB


TRACKLIST:

01. Inedito
02. Somewhere
03. La nuova predica di Padre O'Brien
04. Ho visto poi
05. Adagio (Shadows)
06. Signore, io sono Irish
07. Butterfly
08. 7/4 (settequarti)


FORMAZIONE

Vittorio De Scalzi – voce, tastiere, chitarra, flauto
Giorgio D'Adamo – basso
Renato Rosset – pianoforte, organo Hammond, moog, mellotron
Giorgio Baiocco – sax tenore, flauto 
Gianni Belleno – batteria 
Ramasandiran Somusundaram – percussioni


Dagli archivi del magico Osel vede la luce per la prima volta un rarissimo ed eccezionale concerto dei New Trolls Atomic System, datato 1973. Il concerto è stato registrato a Rimini, con ogni probabilità nel celebre locale "L'Altro Mondo. La data esatta non è stata riportata sulla cassetta. Non credo siano documentati altri concerti dei N.T. Atomic System, tenuto altresì conto della breve vita di questa costola dei New Trolls. Si tratta quindi un cimelio da ascoltare e conservare gelosamente. Ho ricostruito la tracklist che presenta delle incredibili sorprese. Il concerto (annunciato come dei "New Trolls") si apre con un inedito assoluto, cantato in lingua inglese . Mi assumo la responsabilità di quanto affermato, dal momento che non ho trovato traccia di questo brano nella discografia ufficiale dei NT, Però potrei anche sbagliarmi, per cui attendo le vostre eventuali rettifiche. Nel corso della serata gli Atomic System avevano voglia di proporre solo pezzi nuovi (De Scalzi lo dice chiaramente), ma hanno dovuto cedere alle insistenze del pubblico con alcune concessioni al passato. La parte del leone l'hanno fatta naturalmente  i brani tratti dal 33 giri "N.T. Atomic System", pubblicato proprio nel 1973. 


Dopo l'inedito di apertura il concerto prosegue con una torrenziale versione di Somewhere, annunciata da Vittorio De Scalzi come "un brano che farà parte del nostro nuovo 33 giri. Adesso la facciamo in inglese, prossimamente sarà in italiano". Finirà invece come lato B del singolo "Una notte sul Monte Calvo" (1974) in una versione completamente rimaneggiata (e cantata in italiano). Degne di menzione le performance di Giorgio D'Adamo al basso e di Vittorio De Scalzi alla voce, che rasenta il timbro di Nico Di Palo. Un capolavoro. Si prosegue con una versione lunga e dilatata (ben 12:20 di durata) de La nuova predica di Padre O'Brien, posta in apertura dell'album "NT Atomic System".  Ancora un brano dal nuovo album, Ho visto poi, purtroppo interrotto dopo 6:36 per "improvvisa assenza di corrente da una parte" (cose che succedevano quasi di routine negli anni '70). Come richiesto dal pubblico, arrivano ora due concessioni al passato, il celebre Adagio (Shadows) dal "Concerto Grosso" e Signore, io sono Irish. Ancora una traccia da "Atomic System", la splendida Butterfly, e gran finale con una sorprendente anticipazione di 7/4 /settequarti) che finirà l'anno successivo sull'album "Tempi dispari".

La formazione degli Atomic System comprende la quasi totalità dei musicisti presenti in sala di registrazione, ad eccezione del batterista Tullio De Piscopo, sostituito nei concerti live da Gianni Belleno. La qualità della registrazione è più che buona.

 

A completamento di questo post vi ricordo che su Youtube è pubblicato un rarissimo video dove i N.T. Atomic System (con Tullio De Piscopo) eseguono in playback (sigh!) Quando l'erba vestiva la terra. 

Grazie ancora a Osel per questa ennesima meraviglia. A voi tutti buon ascolto

In memory of Giorgio D'Adamo
 


Music from "Osel Archives" - Post by George

venerdì 8 settembre 2017

Mario De Luigi e altri - 1978 - Punto a capo (vinyl)


TRACKLIST:

01. Franco Nebbia - Dopo il Vietnam
02. Alessandro Carrera - Gli imbianchini della statale
03. Mario De Luigi - Se non l'avesse fatto lui
04. Giulio Stocchi - Di tutta una generazione
05. Giancarlo Cabella - Song della colla
06. Giorgio Lo Cascio - Il primo punto
07. Ruggero Dondi - Tazebao
08. Sonia Milan - Lascia il ruolo


Questo raro disco, mai ristampato in CD (da tempo era presente nella wishlist) venne pubblicato dalla Divergo nel 1978. Ricordo che questa casa discografica milanese fu fondata proprio da Mario De Luigi, insieme a Sergio Lodi, con lo scopo di promuovere musicisti poco commerciali.  Ebbe vita breve, dal 1974 al 1980, Nonostante ciò in catalogo troviamo musicisti e compositori come Riccardo Zappa, Enzo Capuano, Giorgio Lo Cascio, Margot e Raffaele Mazzei, giusto per citarne alcuni. In particolare, la nostra Margot (vero nome Margherita Galante Garrone, che ci ha purtroppo lasciti il 23 agosto scorso) sarà protagonista di uno speciale post, attualmente in gestazione. Le informazioni su "Punto a capo" sono piuttosto parche. Non se lo è fatto sfuggire Vito, patron del blog amico "Le note di Euterpe" che lo ha magistralmente recensito nel settembre dello scorso anno. Ed è proprio qui che vi rimando per una attenta lettura.

Buon ascolto



Post by George

giovedì 7 settembre 2017

Venegoni & Co. - 1979 - Sarabanda (with bonus track)


TRACKLIST:

01. Mezzogiorno
02. Opa
03. Balon
04. Sarabanda

Bonus track

05. Riders on the Storm (Doors cover) - inedito, 1984


FORMAZIONE

Luigi "Gigi" Venegoni - chitarra elettrica, acustica 12 corde, mandolino, basso elettrico, voce
Ludovico Einaudi - piano elettrico, synth, cori
Paolo Franchini - basso elettrici, balafon, cori
Beppe Sciuto - batteria, bongo, percussioni
Marco Astarita - percussioni
Cito Buttari - percussioni, voce
Giovanni Vigliar - violino (1)
Marco Bonino - cori (4)
Marco Cimino - cello (4)
Gualtiero Gatti - handclaps (2)


Ho ripescato questo secondo lavoro della premiata ditta Venegoni & Co, pubblicato dalla Cramps nel 1979 e non più ristampato in CD (se non per il mercato giapponese nel 2007), per una serie di ragioni. Innanzitutto sono un estimatore del gruppo torinese, così come lo sono del "gruppo madre", gli Arti e Mestieri, che ho visto e conosciuto in più occasioni; secondariamente questo album mancava sulla Stratosfera (abbiamo invece pubblicato tempo fa "Rumore Rosso", "Rumore Rosso Vivo" e "Live...Somewhere") ed è un lavoro di grande classe e virtuosismo strumentale che vale la pena riscoprire. Infine perché volevo trovare l'occasione per postare un brano inedito che ho recuperato su una Mc d'epoca. Si tratta di una cover di Riders on the Storm dei Doors, incisa appositamente nell'ottobre 1984 per la trasmissione radiofonica "Stereodrome", programmata su Rai Stereonotte, e mai utilizzata. Ovviamente il brano non è mai stato pubblicato. Poca cosa, lo so, rispetto ai grandi inediti postati su questo blog nel corso del tempo, ma è pur sempre un granellino di sabbia che segue la tradizione di ricercare e condividere le rarità.

L'album è composto da soli quattro brani, in perfetto stile jazz-rock con contaminazioni fusion, sorretti da un grandioso tappeto di percussioni che sostengono le tastiere di Ludovico Einaudi e la chitarra dell' ex Arti e Mestieri, Gigi Venegoni

Colmato il vuoto non mi resta che augurarvi buon ascolto.



Post by George