mercoledì 26 luglio 2017

Le Antologie della Stratosfera Vol 34 - Donatella Bardi - 1974 - “A puddara è un vulcano”… e altre storie

Solo due righe "captainesche" per introdurre un post speciale davvero tutto da leggere, oltre che da ascoltare. A scrivere con il cuore è il nostro grande amico Frank-One, che ci dona una testimonianza unica ed emozionante (ricca anche di retroscena inediti) circa questa talentuosa artista, per molti versi sfortunata, con la quale condivise una profonda amicizia ed una frequentazione di diversi anni. Grazie Francone, sei un grande uomo ;)


Conobbi Donatella Bardi nel 1987, benché il nostro primo incontro fu molti anni prima: era il 1975 o il 1976, e a Quarto Oggiaro (non idilliaco quartiere della periferia milanese) andai a vedere un concerto del quasi esordiente Eugenio Finardi. Una volta dentro mi sedetti vicino ad una bellissima ragazza più grande del sottoscritto, allora quindicenne. Durante un tentativo di sfondamento di un folto numero di giovani, e dopo un assolo del chitarrista, la ragazza mi disse: “Quello è mio fratello”. Sapendo che il chitarrista era Lucio Bardi ne trassi le dovute conseguenze, ma ahimè tutto finì lì. Fu più di 10 anni dopo che accadde l’incredibile: telefonando da una cabina ad una mia amica di nome Donatella, mi rispose una voce che, alla mia domanda: “Pronto, Donatella?”, rispose: “Si, ciao come stai?”. Impiegammo non più di un minuto per capire che avevo sbagliato numero, ma lei invece di chiudere mi disse: “Ma dai, è incredibile! Come è possibile?”, e volle sapere cosa facessi nella vita, se mi piacesse la musica, perché lei, Donatella Piccolo, era cantante lirica. Dissi che sì, la musica mi piaceva, ma non la lirica, e lei di rimando: “Sai, tanti anni fa io cantavo con artisti un po’ di nicchia, un po’ particolari, non credo tu li conosca: Claudio Rocchi, Alberto Camerini, forse conosci Eugenio Finardi”, al che le dissi: “Ma scusa, allora tu sei Donatella Bardi, mi hai detto un altro cognome!”, “Si, perché è il mio nome da sposata, ma sono proprio io”. Questa volta non mi feci scappare questa pazzesca occasione, e cominciammo una frequentazione che durò quasi due anni: mi fece conoscere suo marito Enrico, i suoi tre figli, la meravigliosa mamma Paola, titolare allora di una Galleria d’arte, l’Aleph, in Corso Garibaldi ed il papà Mario, famoso pittore siciliano i quadri del quale trovai in molti angoli dell’isola suddivisi in musei, ristoranti, luoghi d’arte, e che tra l’altro prestò nel recitato in dialetto siciliano presente nel disco di Donatella. L’unico che intravidi poche volte nel loro appartamento di Via Castelvetro fu il fratello Lucio, divenuto nel frattempo quotato turnista, prima con Finardi e Edoardo Bennato, ed in quei giorni in tourneè con Francesco De Gregori.


Fu in quelle frequentazioni che mi raccontò tantissimi aneddoti e dettagli sulla sua precedente esperienza musicale (a proposito, nel corso della telefonata si presentò come cantante lirica in quanto stava prendendo lezioni di canto, in quegli anni, da una famosa insegnante, della quale ahimè non ricordo più il nome…). E così mi raccontò de Il Pacco e degli Anyway Blues (già presenti nella StratoSfera), gruppo quest'ultimo che la accompagnò nel suo unico album; di come il suo primo concerto fu, ancora quindicenne, col suo compagno di allora Alberto Camerini, due chitarre e voci, su una panchina di Via San Simpliciano, zona Brera di Milano; delle sue frequentazioni di concerti e e raduni alternativi di quegli anni: Parco Lambro, Ballabio, Alpe del Vicerè. Quando, in quest’ultimo, il comune tolse la luce, lei improvvisò un concerto alla luce dei fari dei furgoncini con Claudio Fucci, i Come le Foglie, Camerini (evento confermatomi dallo stesso Claudio molti anni dopo, durante un’intervista nella trasmissione From Genesis… di Radio Popolare). Mi mostrò i carteggi degli studi vocali effettuati col grande Demetrio Stratos poco prima della sua scomparsa (se penso che alcuni di questi me li aveva donati ed io… li dimenticai a casa sua in Piazza Tripoli, non riesco a farmene ancora oggi una ragione!).


E fu alla morte di Demetrio che, colta da una forma di depressione, nonché dalla necessità di andare un bel po’ lontano da alcuni problemi che la stavano attanagliando, decise di andare in Brasile, terra natia di Camerini, a disintossicarsi dalle scorie e dai residui dei problemi italici. Ed è proprio mentre era lì che fu contattata da Fariselli, mi sembra, o da qualcun altro dello staff Area, lei che era stata dopo Camerini compagna per lungo tempo di Paolo Tofani, per chiederle se avesse voluto prendere il posto dello scomparso Demetrio negli Area, visto che lei aveva seguito a lungo il maestro anche nei suoi studi. Ebbene, lei rispose di si, purchè venisse dato più spazio dal vivo alla sua produzione rispetto a quella del gruppo milanese. Questa era Donatella, fiera forse oltremisura del suo operato, tanto da rifiutare i contratti dalle major italiche di allora quali Cramps, tanto che preferì comparire con lo pseudonimo di Caramella in alcune sue presenze con artisti di questa casa discografica, della RCA e della EMI. Alla fine firmò nientepopodimeno che con la Elektra, quelli dei Doors e dei Queen per intenderci.



Tornando alla relazione con gli Area, poichè chiaramente la proposta di Donatella era inaccettabile da parte loro, o per lo meno da quanto ne rimaneva dopo lo scomparsa di Demetrio e l’abbandono in favore della filosofia Hare Krisna di Tofani, non se ne fece più nulla, e Donatella tornò mesi dopo col desiderio di rientrare nei circuiti abbandonati con la sua partenza. Ma a quel punto, con la new wave ed il punk dilaganti, i cantautori abbastanza alla corda ed il finire del periodo progressive, la cosa non era facile, da qui i suoi tentativi di rigenerarsi in una veste lirica. Vorrei qui sottolineare che quanto da me descritto sui contatti con gli Area, mi fu da lei raccontato personalmente, ma non ho mai avuto occasione di averne una conferma da alcuno degli interessati, insomma va preso come un "ipse dixit".



Donatella era nata a Torino nel 1954, benché nel Dizionario della canzone italiana Curcio Editore vi sia scritto: “Donatella Bardi: Cantautrice singolare e interessante che non è riuscita a concretare il suo potenziale. Nata in Sicilia, si trasferisce presto a Milano, dove entra in contatto con il cantautore Claudio Rocchi, che ne influenza parzialmente lo stile, e con altri esponenti della scena pop lombarda degli anni 70, come Eugenio Finardi e Alberto Camerini. (Aggiungo io che frequentò il Liceo Classico Beccaria dal quale uscirono lo stesso Camerini, gli Stormy Six, Enrico Nascimbeni, e nel quale insegnò qualche anno dopo, quando lo frequentai io, Roberto Vecchioni. ndr). L’unica testimonianza su disco è A puddara è un vulcano, tentativo di allontanare le influenze esterne che ne stavano minando l’originalità e di mettersi alla ricerca delle proprie radici. Degna di nota è la partecipazione al sottovalutato disco di Nino tristano, Suonate suonatori, tra i primi esempi di contaminazione tra musica popolare tradizionale e influenze rock”. La firma delle note è M.C., che nella didascalia iniziale dell’opera dovrebbe essere Massimo Cotto. Per quanto riguarda il citato "Suonate Suonatori" avevo già scritto, nei commenti alla sua pubblicazione sulla StratoSfera, che Donatella mi raccontò che avrebbe voluto essere una sorta di Nuova Compagnia di Canto Popolare settentrionale, diciamo sui generis, con un ensemble incredibile di giovani musicisti, cito qua e là: Alberto Camerini, Eugenio Finardi, Gigi Belloni (il Pacco), Dario Guidotti della Treves Blues Band, Cacao e soprattutto dei Jumbo, così come Daniele Bianchini e Ezio Malgrati, Lucio di Crema, che altri non è che Lucio Fabbri, allora spesso definito anche Lucio Cremino Fabbri.




Donatella è sempre stata sottovalutata dai critici musicali dell’epoca, o meglio tutti ne riconoscevano le meravigliose capacità canore/vocali, tanto da apparire in molti album di cantautori e gruppi di quegli anni non da semplice corista o seconda voce, ma quasi voce solista, come in Chiaro di Loy & Altomare, dove 6 brani su 8 la vedono protagonista col suo indispensabile e fondamentale apporto. Eppure Angiolini e Gentile nel 1977 in Note di pop italiano ed. Gammalibri scrivono: “Amabile e dolce, la Bardi ha dipinto per anni a Milano le sue canzoni con chitarra, tutte soffici e concilianti anche negli “anni caldi”, al seguito del carrozzone di Re Nudo, ha dispensato con monotonia ma sempre con delicatezza, incertezza, riflessioni e messaggi d’amore. Poi dopo una crisi mistica e personale che l’hanno condotta per un paio d’anni in una comune siciliana (nella quale sono state scattate le foto nelle quali compare lei con Alberto Camerini donatemi dall’amico fraterno Fabio
Treves e qui presenti ndr), ha inciso il suo primo disco e per ora ultimo album, A puddara è un vulcano. Dopodiché sembra aver chiuso l’attività: spezzato il sogno freak e uscita malamente da un brutto miscuglio di pillole, la Bardi si guarda intorno e non canta né suona”.


 


















Ed un paio di anni dopo il solo Enzo Gentile in Guida critica ai cantautori italiani, sempre ed. Gammalibri rincara la dose: “Tra i ricordi lontani che si rincorrono, in pieno tema “revival”, non sfugge la figura di Donatella Bardi, presente come attivista nel “movement” musicale alternativo dei primi anni 70, in un circuito che faceva riferimento agli strattoni organizzativi di Re Nudo. Chiamata a cospargere di dolcezza e di amore le platee e i primi festival ruspanti, fece subito un ottimo effetto sui “freak” nostrani, che ritrovavano in lei garanzie di dolcezza e di tenerezza, in evidente simbiosi con la West Coast. Suono acustico, ballate esili e delicate come il suo sguardo, la Bardi fu ospite di alcune incisioni del primo Claudio Rocchi, venendo ribattezzata da qualche buontempone “Jony Mitchell dei poveri”. Il contratto discografico da solista arrivò come sempre troppo tardi, quando ormai la vena e la volontà erano sbollite a favore di un disimpegno e di una discrezione abbastanza diffuse con il rifluire dell’intero circuito, nato sull’improvvisazione, sulle speranze e a corto di ossigeno, energie e mezzi materiali. La WEA le ha dato ospitalità per un album A puddara è un vulcano, edito nel 75 senza troppa convinzione da parte di tutti; carino e dispensatore di una simpatia epidermica, il disco resta isolato e senza seguito. Alle prese poco tempo dopo con una grave intossicazione a base di brutti e poco chiari intrugli di pillole, la Bardi si astrae dalle scene: un’etichetta milanese attende da un paio di anni del suo materiale da pubblicare, ma invano. Negli ultimi mesi del 79 si ritorna a parlare di lei tra addetti ai lavori, canticchia un po’ a fianco di Enrico Nascimbeni e forse la cosa avrà seguito.” 

 

L’unico libro che di Donatella non ha un occhio, o meglio un orecchio così aspro e critico, è quello edito dalla redazione di Gong: “TOP MUSIC 77Arcana editrice; “A puddara è un vulcano (Elektra 1976) è il disco fuga della giovane cantautrice che a un viaggio in India ha preferito la Sicilia a “cercar radici e a lavar la testa”. Figlia assieme ai Rocchi, ai Finardi e ai Camerini della Milano pop borghese anni ’60, cerca a fil di voce di superare la crisi e la fuga proponendo sé stessa, la sua storia, badando a non somigliare a nessuno. Nelle sue canzoni c’è l’aria delle feste di Re Nudo a Ballabio, all’Alpe del Vicerè/Monterey, anche se l’odore freak viene rigettato per una più consapevole coscienza nell’affrontare i problemi. Disco – fuga, pieno di contraddizioni, ma caldo, adatto ad orecchie poco esigenti e tuttavia testimonianza di una delle più belle e sprecate voci di casa nostra”.



Insomma non è facile inquadrare Donatella nel filone dell’epoca: sui libri di prog non compare, tanto che persino il Maestro Augusto Croce l’ha inserita solo negli ultimi anni, e probabilmente non a torto, nel suo ItalianProg. Ma anche i manuali sui cantautori tendono a dimenticarsene. Nel suo Dizionario dei cantautori edizione Garzanti, Giangilberto Monti non la cita affatto. Da me chiestone il motivo via mail, mi rispondeva che un libro simile non poteva comprendere tutti, ma solo i principali… ecc, negando di fatto l’importanza che Donatella ebbe in quegli anni. Ed invece come ricordò Claudio Fucci nel 2010, in occasione della presentazione della ristampa in cd del suo unico lavoro: “(...) di Donatella non potevi non innamorarti, non potevi non volerle bene. Lei è stata la voce femminile del Movimento di quegli anni (...)”. Ricordo l’emozione del mio incontro, dopo tanti anni, col fratello Lucio, che in realtà di me inizialmente non si ricordava, e la riproposizione di quasi l’intero album con l’intera line up originale. Unico neo, la voce era quella di Claudio, questo perché nel frattempo, nel Dicembre 1999, Donatella ci ha lasciato improvvisamente a causa di un’emorragia cerebrale a soli 45 anni (Rockol).


  Come sempre accade, Donatella è molto più apprezzata ora che non c’è più, che durante la sua non facile vita. Ho trovato toccante la biografia e la recensione presenti in John’s ClassicRock, dove si parla anche dei singoli brani e della storia sia di Donatella che dell’album. Un articolo, come di consueto, molto preciso e puntuale, ed al quale vi rimando (grazie mille a John Martin).

 .
Come potrete vedere, all’album A puddara è un vulcano ho aggiunto una raccolta di brani usciti in lavori di altri artisti ma nei quali la presenza di Donatella è stata fondamentale con la sua voce. I 6 brani dell’album Suonate suonatori, già prima citato, di Nino Tristano del 1972 si possono già trovare sulla StratoSfera, e sono quelli dove la voce di una giovanissima Donatella lascia la sua impronta in modo particolare. Per completezza abbiamo incluso anche quelli in una cartella a parte, anch'essa tra i link a fondo post.

Passndo alle colaborazioni "eccellenti" di Donatella, partiamo con Volo Magico n.1 dall’album omonimo di Claudio Rocchi del 1971. A seguire il brano n. 2 Incoscienza, per me fulmine a ciel sereno in quanto sicuro di essere già in possesso dell’intera opera discografica di Donatella. E’ un’incisione presente nel cd allegato al libro Re Nudo Pop & altri Festival, di Matteo Guarnaccia edito per Volo Libero Edizione. E a proposito di Volo Libero Edizioni, qua devono cominciare i miei ringraziamenti, in quanto è grazie anche al titolare Claudio Fucci che è stata possibile la pubblicazione dell’unico lavoro della Bardi, ed è per questo che come segno di riconoscenza vi pregherei almeno di visitare il suo interessantissimo sito, troverete pubblicazioni veramente magnifiche. Ma tornando ad Incoscienza, è questo un brano del gruppo milanese Come le Foglie, presente nel loro lavoro AliAnte uscito qualche anno fa per BTF/AMS edizioni appunto Volo Libero, nonchè nelle varie raccolte precedenti riguardanti questo gruppo. Qui è presente una versione registrata a Catania dalla sola Donatella Bardi accompagnandosi alla chitarra nell’ambito di un Festival Pop. Sicuramente si trattava di una cassetta che ha purtroppo manifestato nella resa il famigerato effetto spira, ma rimane pur sempre un documento eccezionale.

Il brano n. 3 è Bambulè dall’album Gelato metropolitano di Alberto Camerini del 1977, dove Donatella dona la voce in una canzone del suo allora compagno, benché per motivi contrattuali non fosse potuta apparire con nome e cognome, usando lo pseudonimo di Caramella. Il brano n. 4 è Senza senso, presente nell’album Dr. Jekyll Mr. Hyde del 1973 dell’Equipe 84, dove all’interno, nelle note, si legge: “voce di Senza senso : dolce Donatella” I brani dal 5 al 10 inclusi sono presenti nell’album Chiaro di Loy & Altomare del 1974, dove non avrebbe affatto scandalizzato se Donatella fosse stata aggiunta come terza artefice del disco, date le numerose tracce e l’importanza della sua presenza nelle stesse. Il brano n. 11 Grande (e)vento oggi in Toscana nell’album Non ce n’è per nessuno di Claudio Rocchi del 1979. Qui Donatella mi raccontò che Rocchi dopo la registrazione in studio le disse: “Brava, la tua voce è ancora okay” accompagnando il tutto con un eloquente gesto. Nel brano n. 12 La clef des songes di Enrico Nascimbeni, dall’album Verso il mare, Donatella canta nella parte iniziale. Ricordate? Già sopra si parlava di questa collaborazione col cantautore milanese, ed infatti nel disco compaiono altri 2 brani alla cui composizione Donatella ha avuto parte attiva : Nenusa e Parigi (un’assenza), nei quali però non canta.



Il brano n. 13 Proviamo un po’ a scioglierci mi riempì di emozione quando lo trovai nell’album Claudio Rocchi del cantautore milanese del 1998. Mi fece sperare che come l’ormai ex Hare Krisna era tornato a produrre musica, lo stesso potesse accadere per Donatella, che tra l’altro sapevo nel frattempo essersi dedicata al teatro e alla regia. Ahimè non fu così. Anni dopo chiesi a Fabio Treves se avesse incontrato Donatella nella registrazione del brano in questione, che vedeva anche la sua presenza, per sapere come l’avesse trovata, poiché erano più di 10 anni che non avevo avuto sue notizie. Fabio purtroppo non la ricorda, tanto da indurmi a credere che la registrazione sia stata fatta in tempi e momenti diversi, per poi riversare il tutto in un unico prodotto finale. Ed infine cari amici vi lascio con un regalo che ha fatto luccicare gli occhi del fratello di Donatella, Lucio Bardi, quando gliene ho fatto dono: si tratta di un’incisione artigianale che vede lo stesso Lucio alla tastiera e Donatella che canta Over the rainbow di Gershwin da par suo.

Molte altre sono state le partecipazioni in altri album e altri gruppi, da Simon Luca e l’Enorme Maria (Per proteggere l’enorme Maria), a Eugenio Finardi in Diesel, a Claudio Rocchi Sulla soglia del 1998, ma il suo intervento è stato solo coristico, come nel brano Tutto passa Volo magico n. 3 sempre dall’album Claudio Rocchi già citato. Donatella mi disse di aver preso parte anche al 45 giri del gruppo 451 Ho in mente te / New wave Rho, pubblicato dalla Italian Record nel 1980, ma una volta riuscito a procurarmelo non ho avuto modo di riscontrare alcuna voce femminile se non nei cori. A mio sapere una sola è la partecipazione di Donatella non in mio possesso: mi raccontò di avere preso parte ad un disco di Enrico Rava, ma le mie ricerche non hanno mai portato ad alcun risultato, nonostante avessi negli anni chiesto ad esperti di jazz del calibro di Battistella di Black Saints o Marcello Lorray titolare della trasmissione Jazz Anthology a Radio Popolare.

Io qua mi fermo, ma prima altri doverosi ringraziamenti:
 a Claudio Fucci e alla Volo libero edizioni come precedentemente già argomentato. Al fraterno amico e a voi già ben noto Matthias Scheller, titolare di BTF/AMS, che come sempre nulla ha opposto alla pubblicazione di un lavoro del quale detiene i diritti, da qui la mia preghiera come minimo segno di ringraziamento a visitare il suo magnifico sito. Al blues brother Fabio Treves che negli anni mi ha regalato molte foto di Donatella, da sola e con Camerini, una delle quali compare anche nella ristampa del cd, del quale vi fornisco anche copia del libretto interno con tutti gli interventi dedicati al ricordo di Donatella, da parte dei musicisti dell’album e di Alberto Camerini suo storico compagno, come da lui spesso ricordato anche nel concerto La Notte delle chitarre Parco Lambro e dintorni, registrato nell’auditorium Demetrio Stratos di Radio Popolare e già presente sulla StratoSfera. Ed infine un ricordo pieno di commozione ed affetto per quella meravigliosa creatura che troppo presto ci ha lasciati: Ciao Tella, sei sempre nel mio cuore.
Frank - One (ma questa volta anche Ubaldo)

 

Link A Puddara
Link Collaborazioni
Link Tristano

 

Post by Frank-One with Captain's help

lunedì 24 luglio 2017

Serie "Historic prog bands live in Italy" - Capitolo 31 - Curved Air Italian Tour 1972 (soundboard)

FIRST TIME ON THE WEB


TRACKLIST:

01. Marie Antoinette (da "Phantasmagoria" 1972)
02. Young Mother (da "Second Album" 1971)
03. Melinda (More or Less) (da "Phantasmagoria" 1972)
04. Phantasmagoria (da "Phantasmagoria" 1972)
05. Back Street Luv (da "Second Album" 1971)
06. Propositions (da "Air Conditoning" 1970)
07. Stretch (da "Air Conditoning" 1970)
08. Vivaldi (da "Air Conditoning" 1970)


LINE UP

Sonja Kristina – vocals
Francis Monkman – keyboards, guitar
Florian Pilkington-Miksa – drums
Darryl Way – violin, keyboards, backing vocals
Mike Wedgwood – bass guitar, vocals, guitar


Ancora una volta dagli archivi di Marco Osel esce un eccezionale concerto, mai apparso prima d'ora sul web. Si tratta di "un nastro misterioso", come lo ha definito lo stesso Osel, proveniente dal primo tour italiano dei Curved Air targato 1972, omaggio di un tecnico del suono dei Curved allo stesso Osel. La cassetta era priva delle indicazioni del luogo e della data e nemmeno il generoso tecnico ricordava esattamente in quale tappa italiana lo avesse registrato. Peraltro trattasi di un soundboard di buona qualità. 


Le informazioni su questo tour provengono da "Ciao 2001" del 9 aprile e  del 4 giugno 1972, nonché dallo stesso Osel che assistette al concerto dei Curved a Reggio Emilia. "Ciao 2001" dedicò al tour la copertina e un lungo articolo interno. Ho anche riportato il riquadro dove vennero indicate le date e le località. Strano come il tour gigs dei Curved Air, che ho consultato attentamente, ignori completamente i due tour italiani del 1972 e 1973. Peraltro la tappa di Reggio, in cui era presente Osel, non viene citata nel sottostante riquadro. Ma non mi stupisco più di tanto: all'epoca regnava una grande confusione nell'organizzazione di questi tour (vedi Gentle Giant). Quindi, verosimilmente, il concerto qui proposto lo possiamo riferire ad una delle date sotto indicate. Il tour si svolse dal 26 maggio al 3 giugno. Secondo altre fonti dall'11 al 20 maggio. Prendiamola così. In ogni caso la mancata indicazione della location è solo un peccato veniale, data la rarità e la qualità della registrazione. Un particolare di tutto riguardo riguarda l'opening act. In alcune date l'apripista fu nientemeno che il Banco del Mutuo Soccorso, epoca "Salvadanaio". 


Ancora un ricordo di Osel sul concerto di Reggio Emilia: "sul finale i Curved Air fecero scoppiare dei fuochi d'artificio sulle casse e dovettero intervenire i roadie con gli estintori visto che una di queste stava prendendo fuoco... che concerto!". Il Banco del Mutuo Soccorso fu l'opening act.  Ecco il ricordo: "anche se il Banco li aveva messi in ombra, i Curved avevano suonato divinamente lasciandoci senza parole. Il disco non era uscito e nessuno li conosceva. Ci fu una infinita standing ovation. Francesco mi disse che nacque un'amicizia col bassista dei Curved tant'é che rimasero in contatto fino a pochi anni fa"


I Curved Air, pionieri del progressive inglese, di cui non vi sto a tediare con la loro lunga biografia (ricordo solo che sono ancora in piena attività), nel 1972 avevano da poco pubblicato il loro terzo album, "Phantasmagoria", uno dei più grandi dischi della storia del prog. Il concerto qui proposto ne contiene alcuni episodi. Le altre tracce provengono dai due album precedenti (vedere indicazioni nella tracklist). Gran finale con Vivaldi in una versione di quasi 15 minuti. Inutile sottolineare la maestria e i virtuosismi di Monkman, Way & Co. Sonja Kristina è come sempre inarrivabile con la sua splendida voce e, con un po' di immaginazione, con la sua presenza scenica.
Gustatelo dalla prima all'ultima nota.
Buon ascolto.





Post by George - Music by Osel


sabato 22 luglio 2017

Aldo Tagliapietra: a couple of rarities - Radio Londra Live (1992) & Il Viaggio (2008)


Ecco arrivare una bella doppietta dedicata ad Aldo Tagliapietra, impareggiabile ed inimitabile cantante/bassista/chitarrista de Le Orme, Tagliapietra, dopo l'uscita dal gruppo madre, ha inciso una serie di album, mediamente apprezzabili, anche se non tutti di alta levatura. Personalmente non mi sono dispiaciuti i due "Unplugged" del 2011, anche perché densi di omaggi a Le Orme e, soprattutto "Nella pietra e nel vento" del 2012, con forti richiami alle vecchie sonorità del prog. Due album sono invece poco conosciuti (uno introvabile) e sono loro il main dish di questo post. Il primo l'ho riscoperto da poco, "ravanando"  nei miei archivi. Non oso definirlo raro, direi piuttosto poco diffuso. Il secondo, invece, guarda caso, esce dagli archivi dell'amico Osel, ed è una autentica rarità, considerato che è stato stampato in tiratura limitata ed è oramai fuori catalogo. Terminata questa breve introduzione passiamo alla musica.

From George archives:
Aldo Tagliapietra - Radio Londra live (1992)


TRACKLIST:

01- Nella notte
02- Dolce Vukovar
03- Vieni a Marghera
04- A piedi scalzi
05- La Star
06- Ma Dio ritornerà
07- Solo memoria
08- Montmartre
09- Come un vecchio indiano
10- Sogni in bianco e nero
11- Camminerò


MUSICISTI

Aldo Tagliapietra - voce e basso
Michele Bon - tastiere e organo Hammond
Andrea Vio - chitarra
Gianni Fantuz - batteria
Claudio Zambenedetti - sax
Betty Sfriso, Mara Bartoletto, Roberto Paolini - voce


Il titolo potrebbe essere fuorviante. Niente studi londinesi, bensì un locale di Este (nei pressi di Padova) che si chiama "Radio Londra". Le registrazioni vennero effettuate il 19 e 20 marzo 1992. Il CD  e il vinile vennero pubblicati nello stesso anno dall'etichetta Electromantic Music.  Tagliapietra, accompagnato da un'ottima band nella quale spicca l'amico Michele Bon alle tastiere, propone alcuni brani tratti dall'album "Nella notte" del 1984 (pochi) insieme ad una bella serie di inediti. Tra questi Dolce Vukovar, in ricordo della cittadina distrutta agli inizi del conflitto nella ex Jugoslavia, Ma Dio ritornerà, Come un vecchio indiano, Vieni a Marghera.  Nessun tributo a Le Orme. Qualche copia del CD si trova ancora nei negozi on line, ma poca roba.

From Osel archives:
Aldo Tagliapietra - Il viaggio (2008)


TRACKLIST:

01. Il viaggio   3:47
02. L'ultimo universo   3:22
03. Canto silenzioso   5:10
04. Angeli in fuga   4:43
05. Il suono della notte   3:17
06. Ho sete   4:15
07. La città santa   4:20
08. Dhanyawad   2:56
09. Questo mondo   4:05
10. La ruota del tempo   3:33


Il CD "Il viaggio", inciso da Aldo nel 2008 (l'anno del Live in Pennsylvania con Le Orme), è incluso in un cofanetto pubblicato a tiratura limitata. Ho letto sulla solita Wikipedia che ne esistono solamente 1074 copie, di cui 999 numerate in numeri arabi e 75 numerate in numeri romani, autografate dallo stesso Tagliapietra. Attualmente è fuori commercio. I CD sono stati infatti destinati alla critica, ai collaboratori e agli amici di Aldo Tagliapietra. Il cofanetto contiene un ricco libretto autobiografico corredato da numerose fotografie. L'album, dedicato al padre di Aldo, contiene undici tracce ispirate agli avvenimenti ed ai ricordi che il musicista ha vissuto in India nel 1998 anche con Le Orme. In effetti il sitar è lo strumento dominante in tutti i brani, molto intimisti e sostenuti dalla sempre splendida voce di Tagliapietra. Autentica rarità. Grazie del regalo, Osel.
A questo punto: buon ascolto!


Link Radio Londra live
Link Il viaggio
 
Post by George - Music by George & Osel
(4 hands are better than 2)


giovedì 20 luglio 2017

Serie "Battiato & Friends Special Fan Collection" n. 60 (Serie "Bootleg" n. 247) - Franco Battiato - "Battiato Pollution Happening", 2 maggio 1973 - Teatro Pio X Padova


FIRST TIME ON THE WEB


E' con reale e per nulla celata emozione (direi addirittura commozione) che mi accingo, un po' intimorito dall'importanza del ritrovamento, a scrivere questo post: stiamo per presentarvi una rarissima registrazione, dall'enorme importanza storica (e non sto scherzando), del primo Battiato. Sebbene la qualità sonora sia mediocre (il nostro grande amico Antonio LM ha tentato un'opera di ripristino del nastro, cercando di alzare un po' la voce), signori miei, qui ci troviamo veramente di fronte ad un reperto fondamentale per il rock progressivo italiano: per la prima volta, grazie al munifico e davvero pieno di sorprese amico Osel, emerge dalle nebbie fitte del passato una testimonianza del "Pollution Happening", ovvero il tour che Battiato effettuò pochi mesi dopo la pubblicazione del suo secondo album. Siamo nel periodo più tumultuoso del grande artista siciliano (lui stesso parlerà successivamente di "gran bisogno di pulizia interiore: quel genere di musica e di pubblico era pericolosissimo"), tanto che ne seguì una crisi spirituale e musicale, che sfociò infine nella registrazione di "Sulle corde di Aries", disco considerato dall'artista stesso "terapeutico". Ebbene, amici miei, tutto questo traspare con chiarezza ascoltando questo magnifico reperto. L'energia scatenata e messa in campo è assolutamente incredibile: in un'unica suite di 45 minuti (che abbiamo ribattezzato "Hard Prog Suite", viste le sonorità che la caratterizzano) i musicisti propongono, tutto d'un fiato (con una violenza che troverà epigoni solo nel punk, ascoltate per credere), praticamente l'intero album "Pollution", alcuni piccoli inserti da "Fetus" e, tenetevi forte, il singolo "La covenzione/Paranoia". Il tutto, come già dicevamo, senza alcuna presentazione parlata o pausa tra i brani, che ritroviamo tutti rimontati in un'unica suite, con divagazioni caratterizzate da stralunati assoli di synt (come si poteva immaginare) ma anche da potentissimi riff e assoli di chitarra, con un furore ed un'energia hard rock certamente unica nella carriera del maestro (chissà se, per qualche mistica via, potrà pervenirgli questa registrazione: darei un  rene per sapere cosa ne pensa oggi).


Battiato Pollution Happening:

01 - Hard Prog Suite : Fetus / Improvvisazioni / Ti sei mai chiesto quale funzione hai? / 31 dicembre 1999 / La convenzione / Improvvisazioni / Areknames / Plancton / Meccanica / Improvvisazioni (Guitar solo) / Beta / Paranoia / Improvvisazioni (Guitar/synt solo) / Finale Beta cut tape
02 - Il silenzio del rumore
03 - 31 dicembre 1999/La convenzione
04 - Intro/Areknames
05 - Plancton/Meccanica/Guitar solo
06 - Beta/Paranoia/Improvvisazioni/Finale Beta


Ragazzi, fare una descrizione di queste registrazioni è impresa davvero ardua, visti i molteplici motivi di interesse in esse contenuti. Penso sia, cronologicamente parlando, la più vecchia testimonianza di un intero set dell'artista mai uscita dai cassetti del tempo, e giudico un onore oggi trovarmi qui a pubblicarla sul blog (in anteprima assoluta sul web, sia merito e lode eterna al nostro benefattore Osel). Poco importa davvero se la qualità del nastro è mediocre (tendente al discreto in alcune parti): la possibilità di tuffarsi, a 44 anni di distanza, nel furore del "Pollution Happening" è davvero troppo golosa per fare gli schizzinosi, e se avrete la bontà di ascoltare (non dubito che lo farete), capirete subito cosa intendo. Mi limiterò qui a citare alcuni momenti topici, a mio giudizio, della suite di 45 minuti cha apre questo bootleg. ma non ho alcun dubbio che ognuno di voi troverà motivi di interesse per le varie parti che compongono questa incredibile gemma (amo il primo Battiato e di fronte a questo reperto non riesco davvero a frenare l'entusiasmo, scusate dunque l'enfasi, che spero non giudicherete eccessiva).


La suite si apre con l'unica registrazione di cui si abbia notizia di "Fetus" eseguita dal vivo, con le voci di bimbo che "cresce" all'inizio: subito dopo parte una divagazione al synt di alcuni minuti, tanto per farci capire da subito che il tenore psichedelico è davvero alto ("vi consiglio di munirvi di anti-acidi", ebbe a dire l'artista in un concerto molti anni dopo). Diversi minuti di delirio più tardi, dopo la psicanalizzante "Ti sei mai chiesto quale funzione hai?", piombiamo improvvisamente nel pieno furore elettrico e in una delle parti più decisamente hard rock della suite, con il riff sanguigno di "31 Dicembre 1999" che, senza alcuna continuità, si trasforma nella bellissima "La convenzione" (ad ascoltarle così sembra quasi che fossero pensate per essere registrate in questa sequenza, ma chi lo potrà mai dire?). Gustatevi, tra il minuto 13:50 e il minuto 14:05, come con estrema naturalezza il riff di chitarra diventa, appunto, quello de "La convenzione". Brividi sulla schiena friends. Tra altre torrenziali  improvvisazioni ed un'esecuzione sempre supersanguigna di "Areknames", con assolo di chitarra finale, senza sapere nè perchè nè percome precipitiamo di colpo sul fondo del mare, con la bellissima "Plancton", un altro dei pezzi mai sentiti live, come del resto la seguente "Meccanica", qui super tagliente  e anch'essa dominata dalla chitarra, con un torrenziale assolo alla fine da infarto, pare quasi di trovarsi di fronte ai Deep Purple!! Il tema di "Meccanica", ripreso alla fine, ci ricorda dove eravamo rimasti, per essere pronti a nuovi viaggi, che subito verranno, senza alcuna tregua. Ed infatti eccoci a vagare nel brodo primordiale di "Beta", ma il percorso sonoro questa volta è differente: il nostro, dopo essere stato "felice di essere un beta" ed essersi fatto ubbidire "dai gamma e dai delta", afferma più volte "la violenza non ho nella mente!", con sempre maggior decisione e rabbia, per introdurre paradossalmente l'invece violento riff di "Paranoia". Anche questo pezzo viene dilatato nel finale con un potente assolo di chitarra. Altri minuti di improvvisazioni e suoni spaziali al synth ci conducono verso la fine di questa incredibile prima parte del dono di Osel: come terminava l'album "Pollution", sentiamo le note del corale "Doch, Königin!" di J. S. Bach, purtroppo qui troncata. Finisce così in gloria questa incredibile suite, e questo impensabile viaggio nel passato. Non possiamo che essere eternamente grati al nostro anfitrione Osel per averci portato con lui nel 1973.


Un discorso a parte meritano gli altri brani: di qualità sonora leggermente superiore, sono quasi tutte riproposizioni dei brani presenti nella suite, separati in 5 differenti files: inizialmente avevamo pensato venissero da un tentativo di rieditare la suite suddividendola in brani diversi. Ma in questo caso ne mancherebbero diverse parti (tra cui molte improvvisazioni): se mettiamo insieme i 5 brani non arriviamo a 35 minuti di durata, mentre la suite ne conta ben 45. Inoltre sembrerebbero esserci delle differnze tra le varie versioni, se ascoltate attentamente e confrontate direttamente. In ogni caso, per stare sicuri, noi le abbiamo incluse, dite anche voi che ne pensate. Abbiamo provato a chiedere delucidazioni ad Osel, insieme a qualche ricordo del concerto. Se proseguirete nella lettura forse verremo a capo dell'arcano (forse)...


Ecco qualche ricordo della serata direttamente dal nostro amico Osel: "All'epoca miscelavano i pezzi e improvvisavano molto, con un piglio psichedelico e hard rock quasi alla Hawkwind, poi sul finale del concerto uscivano sul palco lunghi palloncini a salsicciotto di diversi metri, con l'effige di Battiato che venivano gettati sul pubblico. Era un concerto tirato, con riff di chitarra mozzafiato e i sintetizzatori che impazzavano, il "sintetista" saltava letteralmente da una parte all'altra del tavolo con gli strumenti... Uno spettacolo. Prima di Battiato si esibiva Claudio Rocchi in acustico, alla luce di candele e fra mille incensi... Bei ricordi, peccato che all'epoca ci fosse un pubblico esiguo. Per me è stato forse il miglior tour di Battiato a parte, forse, alcune performances da solo alle tastiere. Chissà se il maestro ha nel cassetto qualche registrazione ufficiale di quegli anni..."

A proposito del mistero sugli altri brani, ecco cosa Osel ci ha fatto a più riprese (mail) sapere: "francamente non so che dire, all'epoca registrammo sia padova che a reggio, poi la cassetta di reggio è scomparsa. Può anche essere che, nei vari passaggi fra cassette, un paio di pezzi di reggio siano finiti lì, dubito però. Non mi capacito dei due file che riprendono pezzi già fatti: o sono dal concerto di reggio, o li suonò due volte, visto l'esiguità del repertorio. Io per una parte del concerto rimasi a fianco palco con Claudio Rocchi e non mi ricordo tutti i dettagli. Un amico, che era con me all'epoca, dice che dovrebbe essere tutto lo show di padova... Boh!"

 
 Hanno suonato :

Franco Battiato - Sinth, voce
Gianni Mocchetti - Basso
Roberto Cacciapaglia - Tastiere
Gianfranco D'adda - Batteria
Mario "Ellepì" Dalla Stella - Chitarra


Come to the Pollution Happening !!

Post by Captain & Osel, hyper rare music by Osel, covers and remix by Antonio LM
Immagini aggiuntive dal blog MusicItaly70, thank you Danilo


mercoledì 19 luglio 2017

Francesco Messina - La vera storia di Kass Kass il piccolo scoiattolo (1982) & Medio Occidente (1983)


Primo lavoro a quattro mani (almeno per me) con l'amico Antonio LM, che ha il merito di avere già fornito preziosi contributi alla Stratosfera (l'ultimo in ordine di tempo il doppio Battiato live 1982), corredati da recensioni precise ed erudite, come nel caso in esame. Questa volta è di scena Francesco Messina, autore di due album a suo nome, "La vera storia di Kass Kass il piccolo scoiattolo", pubblicato dalla CGD nel 1982 e "Medio Occidente", pubblicato dalla Casablanca nel 1983. Come ci ricorda Antonio nella sua recensione, ricca di dettagli, oltre a questi due dischi, Francesco Messina aveva condiviso con Raul Lovisoni, nel 1979, quello splendido album sperimentale intitolato "Prati bagnati del Monte Analogo", già postato sulla Stratosfera.

Il mio modestissimo contributo termina qui, La parola ad Antonio LM.


Francesco Messina - La vera storia di Kass Kass
 il piccolo scoiattolo (1982)


TRACKLIST:

01. Parte uno
02. Parte due


Sull'onda del grande successo ottenuto da Franco Battiato nei primi anni Ottanta, alcune case discografiche aprono la porta a progetto inusuali riconducibili in qualche modo all'artista siciliano. Prodotti di qualità e intelligenza, creati dai suoi più stretti collaboratori. Tra loro anche Francesco Messina: grafico dal talento smisurato, scrittore ispirato, musicista per diletto suo e degli ascoltatori allenati alle delizie delle sette note.

Dopo aver pubblicato a quattro mani con Raul Lovisoni un bel disco di musica ambient/sperimentale, "Prati bagnati del Monte Analogo", l'artista friulano incide, in collaborazione con Henry Thommamson, "La vera storia di Kass Kass il piccolo scoiattolo". Attenzione perché, per i pochi che non lo sapessero, Henry Thommason è il maestro spirituale di Battiato e di Messina. Allievo diretto di Gurdjeff, persona davvero cruciale per la crescita verticale di questi artisti. Thommason produce una fiaba apparentemente semplice, per bambini e per adulti. Il senso del progetto lo spiega benissimo nelle argute note di copertina lo stesso Messina


I narratori sono Antonio Maria Magro e Ileana Bellini. Le musiche vengono eseguite, oltre che da Francesco Messina, da due tastieristi d'eccezione: Michele Fedrigotti e Danilo Lorenzini. la produzione è affidata a Franco Battiato. Tutti nomi che aderiscono in pieno al progetto. Le musiche sono molto gradevoli, funzionali alla narrazione ma capaci di suggestioni davvero pregevoli. Il progetto era funzionale al sostegno del WWF.



Francesco Messina - Medio Occidente (1983)


TRACKLIST:

01. Marcia di Kioto
02. Harem
03. Uffici del 126° piano
04. Russian Tea Room (Francesco Messina, Roberto Cacciapaglia)
05. Plaza Tonal
06. Fine Novecento
07. Club Mediterranèe
08. Comunicazioni interne

Bonus track

09. Zone d'ombra (lato B del 45 giri "Harem", 1983 - inedito su LP)



FORMAZIONE

Basso – Stefano Cerri 
Batteria – Donato Scolese 
Chitarra – Alberto Radius (tracks 2, 5, 7) 
Tastiere, Synth – Filippo Destrieri, Francesco Messina, Michele Fedrigotti,
 Tawny Bergonzi 
Percussioni, batteria – Bruno Bergonzi 
Violino – Giusto Pio (track 8) 
Voci – Carole McGrath, Francesco Messina, Franco Battiato (tracks 6, 7), Mino Di Martino (track 1), Marilyn Turner, Saro Cosentino (track 4), Vincenzo Manno 


Passa appena un anno e Francesco Messina si presenta nel 1983 con "Medio occidente". Un condensato di musica minimalista, pop, elettronica, world e ambient. Forse, se proprio si dovesse trovare un difetto a questo lavoro, il limite risiede nel non aver messo a fuoco nessuno di questi aspetti, risultando alla fine un po' dispersivo. Dettagli. In realtà siamo al cospetto di un lavoro eccellente. Ascoltare per credere.

Ecco come l'autore di "Medio Occidente" ne narra la genesi e le vicissitudini nel bel libro "Ogni tanto passava una nave - viaggi e soste con Franco Battiato": "Tra una copertina e l'altra, mi arrivò anche la straordinaria concessione di pubblicare un album tutto mio. (...). Mi ero ripromesso di tenere anche un occhio sulla produzione di Mike Oldfield che con inusuali brani strumentali era finito in cima alle classifiche di mezzo mondo. Ma poi, come sempre, emerge il fatto che ognuno sa fare quel che sa fare. Infatti non andai oltre il genere che avevo sempre praticato: cose molto rarefatte, quasi atmosferiche. Chiesi a Battiato e a molti altri amici di partecipare. Franco mise la sua voce e saggi consigli pesi e misure e molti amici come Giusto Pio, Stefano Cerri, Roberto e Giada Cacciapaglia, Alberto Radius, Filippo Destrieri, Michele Fedrigotti, Mino Di Martino diedero il loro contributo nelle varie tracce


Risultato: apprezzamento & delusione generale da parte dei grandi capi Polygram. Tradotto in parole semplici: congratulazioni per la qualità di quello che avevo registrato, ma preoccupazione per la poca commerciabilità di quell'album. Dato che, come tutti i designer per bene, ero stato educato a un grande senso di rispetto per i committenti, accettai le loro osservazioni e cominciai a inserire qualche ritmica e qualche melodia in più. Nuovo risultato: né carne né pesce....".

Infine, due parole sulla copertina. "Trovai per caso un santino riproducente la figura di una giovane madonna sexy, con tanto di rossetto. Una delle cose più contraddittorie che avessi mai visto. Ottenute le autorizzazioni, lo usai subito per la copertina".

Considerazione dell'autore a parte, c'è da dire che "Medio Occidente" è un disco davvero molto gradevole. Aggiungiamo come bonus track il brano "Zone d'ombra", lato B del singolo "Harem" inedito su cd. Ulteriore tassello che conferma il mosaico sonoro di Francesco Messina, uomo dal multiforme ingegno! Buon ascolto... volendolo :-)


Link Kass Kass
Link Medio Occidente

Post by George - Music & Words by Antonio LM (thanks)
Si ringrazia Stefano Abulqasim per "Zone d'ombra"